intestazione



UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI TORINO
Dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche

S.C.D.U. Psichiatria ASO S.Luigi Gonzaga - DSM5B ASL5
(Dir. Prof. Pier Maria FURLAN)
S.C.D.U. Psico-Oncologia ASO S.Giovanni Battista
(Dir. Prof. Riccardo TORTA)

MASTER UNIVERSITARIO BIENNALE
II LIVELLLO
di
PSICO-ONCOLOGIA


III Edizione 2007-2009
Dir. Prof. Pier Maria FURLAN

Coordinatori didattici
ASO S.Giovanni Battista: Prof. Riccardo Torta
ASO S.Luigi Gonzaga: Dr. Luca Ostacoli

PRESENTAZIONE

La psico-oncologia è una disciplina a ponte tra Oncologia, Psicologia e Psichiatria che studia le variabili psicosociali nella eziologia, diagnosi e cura delle patologie oncologiche. Numerosi studi clinici hanno evidenziato l’effetto che la morbilità psicosociale ha su:

  • peggioramento della qualità di vita
  • incidenza dei disturbi psichici e aumento del rischio suicidario
  • riduzione della compliance alle cure
  • aumento dei tempi di degenza e di riabilitazione
  • utilizzo improprio delle risorse assistenziali
  • disagio psichico e sociale nella famiglia
  • impatto sui minori e sulle fragilità famigliari
  • complicanze nel lutto.

Un fenomeno che sta assumendo un’importanza crescente è quello del disagio degli operatori di tutte le discipline coinvolte nel processo di cura che, in assenza di competenze specifiche, sono esposti ad un prolungato contatto con emozioni difficili che causano un significativo aumento della sofferenza personale e del burn out che si traduce in un peggioramento della qualità dell’assistenza offerta ed in un aumento di conflitti in equipe.
Per tali motivi è importante che il personale che è parte attiva del processo assistenziale possa avere una formazione specifica nel riconoscere e gestire le variabili psicosociali.

I partecipanti dovrebbero acquisire le competenze specificate nei moduli in cui è organizzato il piano degli studi.

CARATTERISTICHE FORMATIVE

  • Formazione esperienziale: Un assunto di base è che le competenze non possano essere solo informazioni “tecniche” e modelli di valutazione ed azione ma richiedano necessariamente anche una parte di lavoro personale/esperienziale ai partecipanti per poter riconoscere e gestire l’impatto che le emozioni evocate dall’attività assistenziale hanno su di loro. Questo percorso offerto ai partecipanti non è una “terapia” e pertanto non ha alcun obiettivo di “curare” eventuali disturbi emotivi ma è una possibilità di confrontarsi in modo condiviso e guidato con le emozioni che risuonano ogni giorno nel rapporto con ammalati con patologie severe e con la dimensione della mortalità. Vengono proposti due moduli di lavoro esperienziale di cui in questi anni è stata verificata l’efficacia su oltre 140 operatori con una significativa diminuzione del burn out, dell’ansia e, in modo specifico, della paura di morire. I partecipanti, provenienti da diverse aziende sanitarie piemontesi, hanno espresso un livello di soddisfazione molto elevato giudicandolo molto efficace per la pratica clinica. Nel modulo sulle tecniche a mediazione corporea vengono anche insegnate ai partecipanti delle tecniche individuali specifiche per aiutare a gestire le proprie emozioni.
  • Visione di materiale clinico diretto attraverso affiancamenti a psico-oncologi ed oncologi operanti nei servizi e, in sede didattica, di video ed audio registrazioni di sedute individuai e di gruppo
  • Formazione alla comunicazione: avviene con diverse modalità, in parte comuni ed in parte differenziate tra i partecipanti psicologi e medici: discussioni interattive, interviste individuali seguite da focus groups, affiancamenti a momenti comunicativi significativi nella pratica clinica, giochi di ruolo con l’ausilio di attori che riproducono le situazioni comunicative nelle varie fasi del percorso di malattia.
  • Aderenza alla pratica clinica: lungo tutto il corso del Master sono previste discussioni delle situazioni cliniche e vi sono riferimenti psico-oncologici a cui rivolgersi nella propria realtà attraverso il contatto con i referenti della Rete di Psico-oncologia che è stata creata in tutti i Poli Oncologici.
  • Attenzione focalizzata sulla qualità di vita: attenzione multidimensionale alla vita dei pazienti e dei familiari, il dolore, il sonno, la sessualità.
  • La dimensione antropologico-culturale: poiché i giudizi/pregiudizi sono parte intrinseca di ogni cultura che coinvolge sia i pazienti ed i familiari che i curanti è prevista una parte di antropologia culturale che permetta di riconoscere come vi siano modi diversi e possibili di rappresentare e gestire il fenomeno della malattia ed eventualmente della morte e che quello che viene attuato nel nostro sistema è in realtà condizionato, come inevitabile, dai nostri modelli culturali.
  • Sensibilizzazione alle cure complementari di validata efficacia: vengono proposti focus specifici sull’alimentazione, il lavoro fisioterapico integrato, le medicine alternative, la terapia della luce.

 

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